
“ Se vogliamo che un bambino mantenga questo senso innato di meraviglia- senza aspettarci un dono dalle fate- sarà necessaria la compagnia di almeno un adulto che possa condividerlo e scoprire insieme a lui la gioia, l’eccitazione e il mistero del mondo in cui viviamo”. Rachel Carson ( 2020), Brevi lezioni di meraviglia, Sansepolcro, Aboca, p.18.
L’ importanza della presenza di un adulto accompagnatore nel processo della scoperta è a volte trascurata. Un adulto consapevole di essere parte del mondo naturale. Un adulto che per primo abbia fatto un’esperienza personale, privata, originale attraverso le emozioni, i sentimenti ed utilizzando tutti i sensi.
Sapersi emozionare è ciò che sta alla base dell’apprendimento perché ciocche amiamo resta nel cuore, nella mente e in tutto il corpo.
Come accompagnatrici ed accompagnatori cerchiamo di abbandonare la pretesa di spiegare e si insegnare e cerchiamo di seguire ciò che suscita emozioni in noi e nelle bambine e nei bambini.
Nella pedagogia Steineriana la meraviglia è anche chiamata “ senso del sacro”, una parola che evoca il rispetto e la devozione che possiamo provare per tutto il pianeta e per ciò che è invisibile.
Grazie alla capacità di meravigliarci entriamo in una relazione rispettosa ed empatica con la natura. Guardare con stupore ci immerge in un una dimensione contemplativa.
“ Si tratta di educare a stare con libertà di fronte allo spettacolo delle cose e sapere porsi in ascolto dei propri pensieri, quei pensieri che nascono tra noi e il mondo, in quella zona si mezzo che si genera quando si dileguano i confini tra soggetto e oggetto” Luigina Mortari ( 2020), Educazione ecologica, Urbino, La terza edizioni, p. 128.
Lo stupore è inoltre legato alla dimensione estetica, intesa come capacità di apprezzare il mondo circostante. Grazie allo stupore ci rivolgiamo all’oggetto contemplato con estrema apertura, una disposizione di completo assorbimento ed interesse, senza etichettature, nomi, definizioni, in un approccio conoscitivo aperto e ricettivo ( Mortari 2020).
È questo un concetto caro anche alla scienziata Barbara Mc Clintock, raccontato da Eveline Fox Keller che descrive l’osservazione dello scienziato come emotivamente partecipe, un’ osservazione che entra in rapporto empatico con le cose. Un rapporto che va coltivato perché l’empatia rende la mente capace di un’attenzione aperta e sensibile, capace di cogliere importanti dettagli inarcando un processo si arricchimento conoscitivo e cognitivo.
La pedagogia steineriana individua nel senso della meraviglia una parte costitutiva dell’anima del bambino. Attraverso la meraviglia i bambini e le bambine conoscono il mondo, entrano in intimo contatto con la bellezza. Grazie alla relazione con la natura grandi e piccoli hanno la possibilità di stupirsi di fronte a piccole grandi meraviglie.
Le gocce d’acqua si raccolgono sulle foglie del cavolo e diventano diamanti, la rugiada del mattino riveste di perle i fili d’erba e le ragnatele, una ranocchia si è nascosta in un vaso, una foglia gira intorno appesa ad un filo invisibile, un fiore è sbocciato, un seme è germogliato, l’acqua nel secchio si è gelata, un cavolo è pieno di bruchi, i finocchi sono scomparsi dall’orto, le ciliegie sono maturate all’improvviso…quante occasioni per entrare in intima relazione con la vita.
Coltivare la gioia e la meraviglia significa rinunciare ad un linguaggio didattico e stereotipato. Significa restituire spazio al silenzio ed alle domande che restano aperte, senza la necessità di trovare subito una risposta.
Attraverso la meraviglia ognuno di noi può avere un’esperienza diretta e libera del mondo e aprire un dialogo con ciò che è misterioso, inspiegabile, a volte invisibile.
Bibliografia
Carson R., (2020), Brevi lezioni di meraviglia, Sansepolcro, Aboca.
Mortari L., (2020), Educazione ecologica, Urbino, La terza edizioni.
Fox Keller E., (1987), In sintonia con l’organismo, Milano, La Salamandra.
