La comunicazione non violenta

Il progetto Albero e Foglia affronta il tema della comunicazione cercando di mettere in atto le strategie comunicative tratte dalla comunicazione non violenta, nello specifico dal metodo Gordon. Gli educatori e le educatrici si avvicinano a genitori e bambini cercando di utilizzare gli strumenti che questo metodo offre. Durante gli incontri con gli adulti affrontiamo spesso il tema della comunicazione. Porsi domande su questo tema è molto importante perché può capitare di riproporre senza esserne consapevoli i modelli educativi interni creati dai genitori delle generazioni precedenti. Tali modelli non sono sempre i più adatti e spesso creano blocchi nella comunicazione con effetti distruttivi riguardo alla stima di sé o al rapporto stesso col bambino.

Il metodo Gordon individua almeno dodici tipi di modalità comunicativa che bloccano la comunicazione. E vale la pena nominarli perché anche impegnandoci molto prima o poi su uno di questi ci caschiamo sempre: ordinare e dirigere, ricattare, fare prediche o moralismi, dare soluzioni o consigliare, insegnare, giudicare, lodare o adulare, ridicolizzare o etichettare, interpretare ed analizzare, rassicurare, interrogare e fare domande, distrarre o negare. Questi blocchi comunicativi possono avere conseguenze sul bambino e sulla bambina: si irrita, si mette sulla difensiva, si sente inferiore, si sente colpevole o cattivo, si sente interrotto, frustrato, crede di non essere interessante o di provare delle emozioni ingiustificate.

Quando una persona utilizza, senza rendersene conto, delle modalità che bloccano la comunicazione in realtà non mette a fuoco quello che sente. Per imparare ad offrire una comunicaIone vera è importante passare dal linguaggio del tu (tu sei…, tu fai…) al linguaggio basato sull’io. Il metodo Gordon offre un modello comunicativo che comprende tre elementi: la descrizione del comportamento inaccettabile, l’emozione sentita dall’adulto e l’effetto tangibile subito dall’adulto. I cosiddetti messaggi dell’io non sempre funzionano ma sono un buon mezzo per informare l’altro su ciò che ci infastidisce o che ci preoccupa ed al tempo stesso non portano a sensi di colpa o a risentimento.

Nel continuo scambio con l’ambiente apprendiamo ad interpretare tutto quello che accade intorno a noi, decodificando sia i messaggi verbali sia quelli non verbali o inconsci.

La comunicazione è un evento globale ed è utile soffermarsi su alcuni aspetti che la compongono: la modalità verbale, paraverbale (il timbro, il tono, la modulazione della voce), le modalità espressive ( espressioni dell’area fronte-occhi, bocca, naso- guance e mento), la gestualità, l’orientamento e la postura del corpo, le distanze e gli spazi personali, l’estetica e la cura di una persona, le condotte comportamentali. Prendere consapevolezza di tutti gli aspetti che comprende la comunicazione può favorire una comunicazione ricca ed un autentico scambio comunicativo.

Sul piano della comunicazione e della relazione con i bambini e le bambine è necessario tener presente alcune finalità generali:

  • Agevolare l’altro a comunicare: fare in modo che le bambine ed i bambini producano comunicazioni proprie.
  • Favorire la comunicazione con l’altro: rendersi comunicativo e comprensibili.
  • Favorire la relazione con l’altro cercando di instaurare una relazione significativa.
  • Trasmettere comprensione emotiva.
  • Favorire le bambine ed i bambini nello sviluppo di potenzialità che consentano loro di avviare il processo di auto realizzazione che durerà tutta la vita e che passa dal buon rapporto con le figure di riferimento, con i compagni e le compagne, con il proprio corpo e con l’ambiente.

In effetti sentirsi bene nella propria pelle e nella relazione con gli altri è fondamentale per la salute psichica. Grazie alle teorie di C.Rogers sappiamo che il centro del processo educativo una la relazione tra educatore/ educatrice ed i bambini e le bambine di basa sulla stima e sul rispetto reciproco.

L’apprendimento deve realizzarsi in un clima di sicurezza, fiducia, libertà e motivazione. I bambini e le bambine devono sentirsi accettati ed amate. La facilitazione degli apprendimenti è legata ad un clima collaborativo e non competitivo. Un clima che deve coinvolgere piccoli e grandi e di cui tutti devono beneficiare.

Biografia

Gordon, Insegnanti efficaci.