Fango

Più prima che poi educazione in natura vuol dire: fango.

L’acqua piovana a seconda del terreno che incontra crea una materia più o meno liscia, più o meno grumosa, più o meno morbida. A seconda della composizione il fango cambia la densità o il colore, ma l’attrattiva che sprigiona è sempre altissima.

Si può incidere con i bastoncini, si può modellare, si può scavare. Ci si può saltare, entrare dentro con i piedi, a volte addirittura sprofondare ( c’è chi ci rimane incastrato e chi ci perde lo stivale).

In certe campagne toscane il terreno è molto argilloso. All’impruneta, che è famosa per questo, si trovano delle vere e proprie vene di argilla che escono fuori così, sotto i piedi. Argilla grigiastra, argilla rossastra. Dipende.

Il fango cambia consistenza a seconda dell’umidità e della temperatura. Non è sempre disponibile. Per tanti mesi è duro e inaccessibile. Poi, con le piogge si manifesta in una gamma di variazioni di densità e colore. Un giorno più duro, un giorno più morbido. A seconda della consistenza il fango ispira diverse attività.

Viene inciso con bastoncini, scavato, modellato, spalmato, rotto, polverizzato, idratato, ammollato…

E come ci si pulisce?

Con l’acqua del ruscello, del lago, di una pozzanghera. Con l’acqua della borraccia. Oppure strusciando le mani nell’erba bagnata, o su del morbido muschio.

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